un tredici di luglio

ascolto il vento caldo d'estate
infuocarmi la pelle e sussurarmi
ai sensi,
fermo come un sasso respiro a
malappena ripensando ai miei
trascorsi,

è forse l'incapacità di sopportare
la stasi che ci rende sempre pronti
a fuggire,
fuggire dalle persone care e meno care
dalle situazioni sicure e dalle vite
già scritte,

pensare a ciò che non sono diventato
mi rende nervoso ma so benissimo che
non ha senso,
allora corro più in fretta o mi fermo
ancor di più, convinto di trovare nei
due estremi la relazione equilibrata
che riappacifichi ogni voce interiore.

siamo macchine imperfette,
votate alla dominazione,
così raramente alla pace.

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